Il debole dei francesi per l’Italia: ma quest’amore è ricambiato?

La cultura francese e quella italiana non sono poi molto diverse. In particolare, nel sud della Francia lo stile di vita è equiparabile. L’amore per il cibo, il vino e per giunta un ottimo clima farebbero intendere al visitatore occasionale che ci sia poca differenza. Tuttavia, è naturale che ciò rappresenti una visione troppo ridotta di due culture mediterranee storicamente differenti.

Di fatto, un sondaggio dell’opinione dei francesi sui turisti che si recano in Francia e nei loro paesi europei d’origine, ha rivelato che noi italiani ci attestiamo positivamente in termini di apprezzamento francese della nostra cultura. Il 30% dei francesi ha dichiarato che cambierebbe la propria storia e cultura con quella italiana. Molto più di qualsiasi degli altri paesi.

 

Se tu potessi cambiare storia e cultura con quella di un altro paese, quale sarebbe?

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Questa figura si sposta in favore della cultura spagnola nella fascia al di sotto dei 34 anni di età. Gli individui compresi nella fascia tra i 25 e i 34 anni sono più propensi a favorire la cultura spagnola, con la maggioranza (27.7%) che dichiara di preferire la cultura e la storia spagnola a tutte le altre. Tuttavia, dall’età di 35 anni e oltre, la tendenza torna ad essere di nuovo nettamente in favore di noi italiani. Potrebbe ciò avere giustamente a che fare con il fatto che la Spagna stia diventando la nuova e piacevole zona di tendenza tra i giovani vacanzieri francesi? Con una percentuale del 36%, la fascia degli over 65 ha indicato una preferenza particolarmente forte per l’Italia. 

Ciò varia da regione a regione. I francesi settentrionali, come quelli dell’Alta Normandia, mettono la cultura italiana in terza posizione (17.1%), dopo quella spagnola e olandese. La stessa tendenza emerge nella regione settentrionale dell’Alsazia, dove solo il 24.6% dei francesi sono favorevoli alla cultura italiana, posizionandoli in seconda posizione dietro gli spagnoli.

Nel sud, come in Corsica o nella Linguadoca-Rossiglione, la cultura italiana resta estremamente popolare. In queste due regioni l’Italia ne è uscita favorevolmente, distanziando tutti gli altri paesi con un risultato, rispettivamente, del 43% e del 31%.

Non solo i francesi sono propensi ad abbracciare il nostro stile di vita, ma sono anche sembrati piuttosto appassionati di noi in veste di turisti. Ci è stato dato cenno d’approvazione puramente in base al nostro aspetto.

Ebbene si – e questa è la più importante notizia dell’anno – i francesi ci considerano i più attraenti d’Europa.

 

Da quale paese provengono le persone più belle?

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Sfortunata l’Inghilterra. Scusa, Belgio.

Questo rientra in uno stereotipo diffuso in Europa e in Francia, secondo il quale gli uomini italiani sarebbero grandi seduttori. Un fatto, questo, su cui io credo che molti miei compatrioti sarebbero d’accordo, almeno in linea di massima. A rinforzare questo mito, un’indagine dell’Espresso ha svelato che il 60% degli uomini italiani fa sesso almeno una volta la settimana. Siamo un popolo virile.

Si prova lo stesso sentimento verso gli italiani rispetto al matrimonio. Siamo gli europei con cui la maggior parte dei francesi potrebbero vedersi sposati.

 

(Se tu non fossi sposato) da quale paese vorresti che tuo marito/moglie provenisse?

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Questo fatto è in forte contrasto con l’esperienza vissuta da Gabriele (un italiano a Parigi). Gabriele ha trovato irrispettoso l’atteggiamento francese nei suoi confronti e verso i suoi compatrioti. Egli è convinto che i parigini considerino gli italiani ‘sporchi’ e ‘irriverenti’.

Che pensiero sconvolgente! E mentre siamo dispiaciuti di sentire della sua esperienza, la nostra indagine racconta un’altra storia. Coloro che sono stati intervistati nella regione de l’Île-de-France (nella quale si trova Parigi) sono risultati tra i più favorevoli a un matrimonio italo-francese (38%), rispetto alla seconda posizione della Spagna con il17.7%.

 

Qual è il paese più elegante?

La France, nous vous aimons!
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A grande maggioranza, i francesi hanno scelto noi come gli europei che hanno più stile, seguiti dagli inglesi. Perlomeno, i britannici hanno ottenuto alla fine qualche riconoscimento. Ciò si allinea allo stereotipo secondo cui noi siamo vestiti con abiti di marca dalla testa ai piedi. Questo fatto è in parte cambiato in anni recenti. Il presente studio ha mostrato che, tra il 2013 e il 2015, due terzi delle donne italiane hanno ridotto la loro spese di vestiario.

Purtroppo, i risultati non sono stati tutti positivi.

 

Quale paese possiede gli automobilisti peggiori?

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Va bene, lo abbiamo capito. Guidare un motorino mentre si scrive un sms al cellulare non è cosa benvista nel resto del continente. Lo sappiamo e ci stiamo lavorando sopra – promesso. Infatti, nell’ultimo decennio, gli incidenti stradali sono diminuiti del 31%. Oltretutto, il nostro corpo di polizia ci sta multando sempre più frequentemente. Che questo sia un impulso a migliorare la nostra capacità di guida, o che invece sia il risultato di un peggioramento nel guidare, ciò resta ancora da vedersi. In ogni caso, dal 2010 il numero delle multe è aumentato pressappoco del 1000%.

Tuttavia, una ricerca della Comissione Europea ha rivelato che gli utilizzatori delle strade italiane sono molto più al sicuro di quanto molti sembrino pensare. A giudicare dal numero di morti su strada per milione di persone, nel 2015, l’Italia è stata appena marginalmente peggiore della Francia, con 56 decessi a fronte dei 54 francesi. Il Belgio, comunque, si classifica come il peggior paese nell’Europa occidentale con 67 decessi ogni milione di utilizzatori stradali, nonostante fosse collocato in seconda posizione come migliore paese di guidatori. Mi viene il dubbio che ci fosse in atto una campagna denigratoria.

Voglio dire, non potevano mica aspettarsi che riuscissimo in tutto? Siamo bellissimi, ben vestiti, perfetti per spendere il resto della loro vita con noi e abbiamo una cultura e una storia invidiabili. lasciateci un attimo di pace.

In effetti, la situazione peggiora da lì in poi.

I francesi ci considerano abbastanza scortesi.

 

Da quale paese vengono i turisti più maleducati? ITrude

Non sorprende che i russi siano alla testa di questa lista (i francesi non sembrano essere gli unici a pensarla così), né che i britannici siano secondi in tale questione. Questo sondaggio è stato fatto poco dopo che a Marsiglia fossero accaduti alcuni atti di violenza tra tifosi di calci inglesi e russi. Tutti noi conosciamo lo stereotipo riguardante l’asciugamano da spiaggia dei tedeschi. Ciononostante, siamo proprio noi i prossimi? Trovo che questa cosa abbia dell’incredibile.

 

Quale paese ha il peggior senso del gusto per quanto riguarda il cibo? ITfood

Non c’è da sorprendersi. Chiunque abbia votato per noi non ha evidentemente mai testato la semplice eleganza della cucina italiana. Questi poveri vecchi inglesi, grezzi e con una terribile idea del gusto in fatto di cibo! Qualcuno desidera un’English breakfast? No, grazie. Ora, se si smettesse di bere cappuccini dopo pranzo, vivremmo tutti più felici e contenti. Non è così che si apprezza veramente un cappuccino. Già che ci siamo, gli espressi dovrebbero essere bevuti piacevolmente d’un sorso mentre si è al bancone, prima che la crema si dissolva.

Il piazzamento del Belgio in penultima posizione è sorprendente. Non è un paese rinomato per la sua alta cucina; solamente patatine fritte e maionese, per quanto ne sappia.

 

Dunque, sembrerebbe che I francesi abbiano una grande stima degli italiani. Due nazioni raffinate, eguali per cultura e mentalità. L’immagine che diamo di noi ci fa ben figurare, vuoi per i vestiti che indossiamo, vuoi per le nostre doti naturali.

I francesi hanno confermato quello che già sapevamo rispetto al cibo. C’è da dire, in effetti, che siamo alquanto arroganti in materia.

Siamo bravi a fare molte cose, ma su alcune altre siamo un po’ carenti, come nella nostra guida e nel nostro atteggiamento.

Ti ringraziamo, Francia, per essere un ospite così accogliente.

 

Per accedere alle statistiche top-line, clicca qui.
Dati dell’indagine di luglio 2016
Per i dati: creative@make-it-rain.co.uk

Segreti di Francia

Francia, la nazione più visitata della terra, è anche una delle più variegate, con delle viste che vanno dalle colline ondeggianti, spiagge bianche e pianure aride alle piazze acciottolate delle numerose città del mercato e città storiche. Naturalmente non bisogna neanche dimentichare la maestosità quiete della più grande catena montuosa d’Europa, le Alpi.

C’è semplicemente troppo che succede nel paese per documentarlo in modo efficace quindi abbiamo chiesto l’aiuto dei veri esperti: i francofili e scrittori di viaggio sul campo, vivendo la vera vita francese.

Il nostro nuovo progetto, i Segreti della Francia, descrive alcuni dei luoghi più magici nascosti dell’Hexagon, scelti dai nostri esperti. Clicca sul libro qui sotto per iniziare.

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Belfast: guida culturale

Un tempo il livello di attrattività di Belfast era paragonabile a quello di Baghdad. Meno di 20 anni fa Belfast era una zona di guerra, una città carica di tensioni. Con il tempo, la capitale dell’Irlanda del Nord si è disfatta di questa sua reputazione, e lo ha fatto in maniera sorprendentemente veloce, un simbolo della forza e dell’ingegnosità della città.

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La radice del conflitto che coinvolse Belfast ha origine nelle differenze religiose che con il tempo si trasformarono in guerra politica. I protestanti erano per la maggior parte unionisti all’estremo, fedeli alla corona e desiderosi di mantenere il territorio dell’Irlanda del Nord annesso alla Gran Bretagna. I cattolici, al contrario, erano più propensi al nazionalizsmo o alla militanza repubblicana, con lo scopo di riannettere il territorio del Nord a quello già indipendente del Sud.

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Nel 1969 queste divisioni assunsero un carattere violento, e ‘The Troubles’ (i disordini) ebbero inizio. Fu dispiegato l’esercito inglese, teoricamente per calmare gli animi, ma alcuni interpretarono il gesto come un’occupazione di fatto.

Belfast sostenne la maggior parte dell’urto della violenza diffusa nel paese. Ci furono attacchi dinamitardi, omicidi e scontri continui tra gruppi paramilitari rivali. Durante il venerdì di sangue, 22 ordigni furono fatti esplodere, uccidendo 11 persone. Tra il 1969 ed il 2001, 1660 persone hanno perso la vita a Belfast.

Superato questo periodo difficile, l’Irlanda del nord sta trasformando la sua sanguinolenta storia in un’attrazione turistica, e non esiste visitatore che non sia affascinato dalla sua recente, violenta storia.

I “Troubles” hanno avuto un impatto enorme sulla scena artistica di Belfast, rendendo la violenza e la perdita temi centrali dell’arte e della fotografia, una testimonianza che ha valicato i confini nazionali e che è rimasta intatta fino ad oggi.  Mentre il paese cerca di dare un senso agli eventi storici così recenti, mostra dopo mostra, gli artisti si concentrano sulle cicatrici lasciate dal conflitto.

Per vedere opere d’arte incentrate su tale argomento, può essere utile recarsi all’Ulster Museum che ha una sezione dedicata alla “human history”, e tratta del passato sociale e politico del paese. Fino ad Aprile il museo esporrà la collezione di Colin Davidson ‘Silent Testimony’ – ritratti delle vittime dei disordini.

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Belfast Exposed è la più rinomata galleria cittadina per quello che riguarda la fotografia contemporanea dal taglio politico, e la  Golden Thread Gallery è un’altra galleria di arte visiva che tiene mostre e dibattiti incentrati sugli eventi più recenti.

L’arte di strada è altrettanto politicizzata. I muri di Belfast sono coperti dai murales più politicamente indicizzati d’Europa e riflettono, a seconda della zona in cui compaiono, il sentimento della comunità che vi risiede. Nella parte repubblicana si trovano severe raffigurazioni degli scioperi della fame e della censura Britannica. Una delle opere più memorabili ritrae un uomo avvolto dalla bandiera irlandese ed imbavagliato da quella inglese. Nelle comunità monarchiche invece si trovano murales che promuovono gruppi paramilitari e di commemorazione dei propri martiri.

Una volta assorbite tutte le informazioni possibili sulla storia politica della citta, è tempo di conoscere gli altri richiami culturali di Belfast. Oh Yeah, il centro musicale della città, coordina tour musicali su bus. Fai un passo indietro nel tempo, agli esordi della carriera di Van Morrison ed al suo debutto al Maritime Hotel nel 1964. Anche David Homes, l’autore della colonna sonora di Ocean’s Eleven, era di casa qui a Belfast, mentre la parte ovest della città offre storie di dinastie della musica folk, la famiglia McPeake ed il flautista James Galway.

Finito il tour, esplora Oh Yeah sui suoi tre piani – l’area delle performance, la stanza di composizione, la mostra ed il bar.

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La musica tradizionale è un elemento fisso in ogni parte della città. La lista di locali è infinita. Il Madden’s Bar su Berry è forse il più popolare, sia per i musicisti che per gli ascoltatori. La  Sunflower Public House è un altro locale molto animato, famoso sulla scena Gypsy Jazz.

Più recentemente, la musica tradizionale sembra stia filtrando anche nel quartiere della cattedrale, oramai ritenuto il fulcro creativo della città. Al John Hewitt su Donegall Street, artisti alla moda siedono accanto a sindacalisti e simpatizzanti della sinistra un po’ attempati. Il vicino Duke of York nella Commercial Court è famoso per i suoi giovedì sera a base di musica. Organizzate dal violinista Donal O’Conor, queste sessioni non mancano di attirare musicisti da tutta l’Irlanda.

Gli irlandesi sono tanto fieri dei loro scrittori quanto lo sono dei loro musicisti. Belfast è il luogo di nascita di C.S. Lewis, famoso per la sua serie di racconti per ragazzi intitolata “Le cronache di Narnia”. Anche il poeta Seamus Heaney fu un tempo membro del “Belfast Group”, un collettivo attivo in città durante gli anni ’60. In virtù del ricco passato letterario della città, è sempre possibile partecipare a letture, ascolti e festival letterari. Chi visita può anche prenotare un tour letterario di Belfast, organizzato da  Visit Belfast.

Belfast è anche sede di molti teatri, a partire dal  Grand Opera House, un magnete sia per produttori locali che per compagnie internazionali, fino al The Mac, che promuove sia show tradizionali che altri a carattere più sperimentale. Per qualcosa di differente si può scegliere di seguire la Aisling Ghear Theatre company – l’unica compagnia del Nord Irlanda interamente in lingua Irlandese.

 

Barcellona: guida culturale

La Catalogna e la Spagna vivono da sempre una relazione intermittente, come quella coppia particolare che abbiamo un po’ tutti nel nostro gruppo di amici. Per capirci, quelli che spendono tanto tempo insieme quanto ne spendono “a prendersi una pausa”. La storia di Barcellona, e la sua relazione cangiante con la Spagna, si riflettono nella sua cultura e nel suo passato, rendendo il luogo una destinazione unica per le tue vacanze. Se sei alla ricerca di flamenco e corride, è meglio visitare un’altra città spagnola; se invece vuoi immergerti nella realtà catalana, affitta un’auto a Barcellona con easyCar e scopri cosa rende questa città così speciale.

 

Un’epoca d’oro

Dal XII al XV secolo, una successione di matrimoni tra nobili portò all’inizio di quello che fu la graduale trasformazione di quella che oggi conosciamo come principalità di Catalogna e del resto della Spagna. Il matrimonio tra la regina d’Aragona ed il conte di Barcellona nel 1150, portò il loro figlio ad essere il primo individuo a controllare sia il territorio di Aragona che la Catalogna. Fu un periodo di grande crescita e in quel periodo molte strutture furono costruite in stile gotico Catalano. Il quartiere Barri Gòtic (quartiere gotico) di Barcellona è una fantastica destinazione da visitare se desideri vedere di persona quelle caratteristiche costruzioni. I vicoli del luogo sono troppo stretti per la maggior parte dei veicoli, il che permette passeggiate in pieno relax tra piazze e chiese.

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Il matrimonio tra Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia nel 1469 pose le fondamenta di quella che è la Spagna unita moderna. Lo stato unico che ne risultò portò ad un’età d’oro per la Spagna, dove arte e musica fiorirono floridamente. Essendo però Madrid il centro di potere, la cultura Catalana rimase in sordina fino all’indipendenza, ottenuta nel tardo diciannovesimo secolo.

 

Il generale Franco e la guerra civile Spagnola

Fu il regime di Franco, e la guerra civile Spagnola, che misero davvero in moto la rivoluzione catalana. Vietando ogni elemento ed attività catalana, dalla lingua al governo, Franco nutrì il sentimento indipendente della Catalogna. Fu necessario attendere fino al 1975, con la morte di Franco, per ottenere nuovamente l’indipendenza.

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Barcellona è una città straripante di musei, eppure non ce n’è uno nel quale esistano testimonianze dei fatti accaduti durante la guerra civile. I tumultuosi e terribili eventi degli anni 30 vengono per la gran parte ignorati, nascosti dietro le facciate di attrazioni turistiche più colorate. Il miglior modo per saperne di più su quell’epoca è prendere la macchina e raggiungere posti chiave come Santa Maria del Pi, dove 7,000 uomini di chiesa furono uccisi dai ribelli; Plaça Sant Felip Ner, il luogo di un attentato dinamitardo Italiano; Hotel Rivoli, un ex ritrovo marxista; ed il Bar Llibertària, i cui muri sono una galleria d’arte dell’anarchismo catalano.

 

Sport

Più recentemente, sono stati i giochi olimpici del 1992 a trasformare Barcellona nella destinazione vacanziera che è oggi. L’esposizione al resto del mondo e l’iniezione economica ricevute hanno aiutato la città catalana a scrollarsi di dosso l’immagine di centro industriale creata col regime franchista, e ha posto Barcellona sulla cartina globale. Lo sviluppo della città in occasione dei giochi ha portato alla creazione di chilometri e chilometri di nuove spiagge ed un porticciolo in sostituzione di quelle che un tempo erano strutture industriali.

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Camp Nou, sito della finale olimpica di calcio, è anche lo stadio del  Barcellona FC. La struttura, in grado di ospitare fino a 100.000 persone, è una delle attrazioni più visitate della città, con visite guidate giornaliere del campo, dell’area citrcostante e del museo associato. Lo scontro tra il nazionalismo catalano e spagnolo si riflette anche nel calcio. Esiste una rivalità assai radicata tra le squadre di Barcellona e Madrid, con  le partite tra i due avversari principali che sono denominate “El Clásico”.

 

Divieto di corrida

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Gli abitanti di Barcellona, in un moto che mostrasse il proprio spirito catalano, hanno bandito le corride dal 2010, divieto che è entrato in vigore nel 2012. La motivazione è la volontà di eradicare una tradizione vista come puramente e tradizionalmente spagnola. Plaza de Toros Monumental, una volta arena per le corride cittadine, è ora un museo dello sport, degno di essere visitato per acquisire un senso di quello che è lo spirito catalano. L’ex arena potrebbe presto diventare anche luogo di concerti.

 

Attività tradizionali catalane

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Nonostante il forte impatto della cultura Spagnola sulla storia della città, molte attività tradizionali della zona sopravvivono tutt’ora.  Visita la Cattedrale di Barcellona, che ospita la sardana, una dolce danza catalana a ritmo di musica col corno, oppure inoltrati nelle strade cittadine durante i giorni di festa per incontrare le castellers (torri umane). In termini di cibo, non mancare di assaggiare il gazpacho, le tapas e la paella nei luoghi più turistici, ma assicurati di provare anche i ristoranti tradizionali catalani. come il 7 Portes ed il Can Cullerettes. Prova l’escudella (uno stufato-zuppa), le salsicce catalane o i calçots (verdura simile al porro, caratteristica della regione catalana).

 

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NAPOLI: GUIDA CULTURALE

Napoli, terza città d’Italia, possiede una storia assai variegata ed un immenso patrimonio culturale. Nonostante i recenti problemi con la criminalità organizzata e la corruzione, la carismatica popolazione, la cucina tra le prime al mondo e la splendida collocazione geografica continuano ad attrarre turismo in grandi quantità. Questo articolo offre una panoramica storica della Città perduta, esaminando il suo turbolento passato e garantendo ai potenziali visitatori un miglior senso della città e delle sue imperdibili attrattive culturali, antiche e moderne.
Per attraversare i luoghi dentro e fuori Napoli nel modo più flessibile, è bene considerare l’opzione di noleggiare un auto con easyCar per garantirsi tariffe vantaggiose.

Napoli: guida culturale

NAPOLI NEI SECOLI
Come tanti altri insediamenti del mediterraneo, Napoli e i territori circostanti furono fondati molto probabilmente da mercanti greci che si crede arrivarono nella zona già nel 680 a.c. Non fu però fino al momento della conquista romana del 326 a.c. che la città cominciò a crescere, con membri dell’elite imperiale, come la seconda moglie di Nerone o i suoceri di Giulio Cesare, che cominciarono a costruire lussuose ville sulla costa di Napoli per scappare dal caos della capitale romana. I resti di questi antichi palazzi dell’aristocrazia possono ancora essere visitati appena fuori Castellamare di Stabia, ad appena 30 minuti a sud della città.

 

Napoli: guida culturale
Durante i secoli di dominio Romano, diversi insediamenti satellite nacquero attorno alla città e possono essere ammirati tutt’ora. Il più importante, Pompei, attira più di 2.5 milioni di visitatori all’anno ed è senz’altro una delle più popolari attrazioni turistiche italiane. La devastazione portata dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.c. significò la scomparsa di un importante centro di cultura e commercio sotto una marea di cenere e lava, che decimò la popolazione. Seppur la gran parte dell’esterno degli edifici fu distrutta, il loro contenuto, dalle decorazioni ai mobili fino alla propaganda elettorale, si sono miracolosamente conservati, offrendo pertanto un interessantissimo spaccato di quello che era la vita in una prosperosa città del tempo. Opere d’arte mozzafiato, come il gigantesco Mosaico di Alessandro (composto da circa un milione di tessere), sono ancora intatte e non vanno perse, mentre una visita all’Anfiteatro romano più antico, immortalato anche dall’iconico concerto dei Pink Floyd, è anch’essa un must.
Si va avanti di diverse centinaia di anni per raggiungere l’inizio della dominazione francese degli Angioini nel 1265, che portò ad un periodo di importante sviluppo artistico ed architetturale. L’imponente Castel Nuovo sul lungomare fu la prima costruzione, nel 1279, ancora perfettamente conservata ed aperta ai visitatori tutt’oggi. Con la sua posizione di dominanza strategica, offre una splendida vista sul porto della città. Il 1349 vide la costruzione dell’altrettanto maestoso Castel Sant’Elmo, che servì come prigione militare fino al 1970 ed è ora aperto al pubblico. Offre, dalle sue terrazze, una spettacolare panoramica della città. Il lussuoso quartiere circostante del Vomero è l’ideale per una passeggiata lontano dal caotico centro cittadino, con numerose boutique e caffè da esplorare, così come lo sono i palazzi signorili come Villa Floridiana.

 

Napoli: guida culturale

I capolavori sopravvissuti al tempo del XVI e XVII secolo possono essere ammirati nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, costruiti su finanziamento dei dominatori spagnoli dell’epoca, che permisero la costruzione di opere barocche come la Guglia di San Gennaro e la Certosa di San Martino. Tuttavia, l’età d’oro della città si ebbe nel periodo borbonico, durante il XVIII ed il XIX secolo. Le gemme dell’epoca includono il prestigioso Palazzo Reale, che rimane un simbolo del regale passato della città, ed il Teatro San Carlo, uno dei più grandi teatri operistici del continente.
STORIA RECENTE E CULTURA CONTEMPORANEA
La Napoli del XX secolo è sfortunatamente meno ricca di stile, dato che la città conobbe un periodo di anarchia e disordine durante la II guerra mondiale prima che le truppe alleate riuscissero a riguadagnare il controllo del territorio. Sfortunatamente, organizzazioni criminali come la Camorra ebbero spazio di crescere e continuano ad essere una piaga dei giorni nostri.

Napoli: guida culturale

Nonostante tali difficolta, in questi anni si sono fatti progressi, con la trasformazione a zona pedonale della grandiosa Piazza Del Plebiscito che ha reso il centro città più accessibile ai turisti, rimuovendo il problema del traffico motorizzato. La costruzione di “stazioni d’arte” sulla linea metropolitana della città è un altro esempio di rigenerazione urbana, con lo scopo di ravvivare la giornata sia di turisti che di pendolari tramite brillanti mosaici e murales multicolore. Se si fosse fortunati, si potrebbe anche incappare in un concerto improvvisato sulla via per la stazione, fatto dovuto alle stazioni stesse, che stanno diventando sempre più un luogo di ritrovo culturale.

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ROMA: GUIDA CULTURALE

Fu il film di Federico Fellini “La Dolce Vita” che scolpì nella pietra quello che tutti già sapevano: Roma è un’icona della cultura, la città stessa un capolavoro d’arte. Quando l’attrice Anita Ekberg cammina nell’acqua della Fontana di Trevi, indossando quel vestito nero, si crea un momento cardine della storia del cinema, raramente raggiunto di nuovo, dove lo sfondo diventa bello come la storia stessa e Roma bella come Anita.

Fellini non fece di Roma solamente il set del suo film ma ne fece la sua casa. Il regista fu una volta intervistato e gli si chiese se Roma fosse culturalmente morta. La sua risposta fu che Roma non ha bisogno di creare cultura, perchè Roma è cultura: preistorica, classica, etrusca, rinascimentale, barocca e moderna. Ogni angolo della città è un capitolo immaginario di questa storia della cultura universale.

ROMA: GUIDA CULTURALE

Roma è sempre stata una città di cinema. Film dopo film iconico, molti sono stati girati per le sue strade, da “Vacanze Romane” di William Wyler nel 1953 al film di Michelangelo Antonioni “L’Eclisse” nel 1962, fino al “Talento di Mr. Ripley” di Anthony Minghella nel 1999 e “La grande bellezza”, del 2013, di Paolo Sorrentino.

Il cinema non è l’unica arte che Roma è in grado di esportare. Come disse Fellini, Roma è cultura. L’arte trabocca dalle strade con infinite gallerie d’arte, architetture mozzafiato costellano le strade e le rovine dell’antica Roma rimangono ai suoi piedi. Si dice che il miglior museo di Roma sia la città stessa. Dipana la matassa, un pezzo di cultura alla volta, e noleggia un’auto con easyCar.

Pittura e scultura qui sono di scena. L’arte scorre da ogni poro della città, da Michelangelo e la sua Cappella Sistina alle sculture Etrusche di Romolo e Remo nei Musei Capitolini.

ROMA: GUIDA CULTURALE

Come Michelangelo, anche Bernini – uno degli scultori migliori della storia, ha lasciato impresso il suo marchio su Roma. Le sue sculture sono ovunque – in Piazza Navona, nella Basilica di San Pietro ed in Piazza di Spagna. I capolavori di Caravaggio sono anch’essi sparsi per la città –  spesso in chiese – San Luigi dei Francesi, Santa Maria del Popolo, Sant’Agostino, ma anche in gallerie d’arte come la Galleria Nazionale d’Arte Antica e la incredibile Galleria Borghese.

La Galleria Borghese è una delle più grandi collezioni d’arte del mondo – con le sue esposizioni di Caravaggio e Bernini –  ma non si tratta dell’unica galleria di alto livello. I Musei Capitolini sono il più antico museo pubblico al mondo e offrono in esposizione opere di Rubens, Titian ed ancora una volta Bernini. Oltre ai musei, gli amanti della scultura classica possono trovare pane per i loro denti nel Palazzo Altemps o ammirare i soffitti dorati di Santa Maria di Trastevere.

ROMA: GUIDA CULTURALE

Ma Roma, come i migliori artisti, si è adattata al tempo che scorre e, nonostante l’immenso passato, è in costante evoluzione. L’arte contemporanea si fa strada costantemente nella cultura della città. MACRO è una galleria d’arte contemporanea divisa su due location – una vecchia fabbrica di birra Peroni ed un vecchio macello. MAXXI è un altro museo nazionale creato per mettere in risalto e portare all’attenzione del pubblico i creativi contemporanei italiani, sia nell’arte che nell’architettura. Gallerie più piccole ed avanguardiste si trovano invece nel quartiere Monti.

La Galleria Lorcan O’Neill è una delle migliori gallerie private della città, dove si possono ammirare grandi nomi internazionali quali Tracey Emin o Martin Creed, ma anche esordienti londinesi come Eddie Peake. Fondata da un mercante d’arte di Londra, l’attenzione è più incentrata sul talento internazionale che quello romano. Monitor, Furini e Frutta, sono tutte gallerie dedite alla promozione della nuova generazione di artisti italiani. Per qualcosa di differente, si può provare la galleria Ermanno Tedeschi, che mira a creare un filo conduttore tra la scena italiana e quella israeliana.

ROMA: GUIDA CULTURALE

L’amore per l’arte è entrato anche nelle ossa dei romani e si è evoluto con la città. L’arte di strada sta vivendo un momento di boom, con murales che spuntano in molti angoli della città, ad opera di artisti italiani ed internazionali, e ravvivano la metropolitana cittadina. Urban Breath Project ha assegnato il compito di trasformare cinque stazioni periferiche a cinque artisti, in un tentativo di aggiungere creatività alla vita romana. Da visitare anche il MAAM, una vecchia fabbrica di stagionatura del maiale dove, al sabato, è possibile godersi lo stabilimento industriale trasformato in un’esposizione di arte urbana.

I lavori di artisti di strada di qualità, come Alice Pasquini, C125 e Borondo sono sparsi per il quartiere di San Lorenzo. Da esplorare anche la zona Ostiense a sud di Roma, che si sta creando una reputazione grazie ai murales ad opera di ROA, Sten&Lex e Lucamaleonte.

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MALTA: GUIDA CULTURALE

“Non sarà l’ennesima isola mediterranea?” sospira il turista disilluso che ha studiato troppe guide in ordine alfabetico. Sanno già tutto di Minorca, Maiorca, Milos, Montecristo… la lista prosegue “So già come va a finire”, lamenta “Ora mi parlerai di cieli senza nuvole, acque cristalline e spiagge dorate”, con sufficienza.

Vero: Malta, all’occhio poco attento può sembrare prevedibile. Certo, rientra perfettamente nello stereotipo da cartolina, ma quest’isola è differente. Per prima cosa, non appartiene a nessuno, cosa abbastanza rara nelle acque del Mediterraneo. Ad appena 50 miglia dalla Sicilia, non fa parte nè dell’Italia, nè della Spagna nè della Tunisia. Ha mantenuto la sua indipendenza, traendo il meglio dai paesi vicini ed aggrovigliando tutti gli elementi assieme, creando un disordine positivo – un’identità caotica.

Il cibo d Malta ha lo stesso sapore di quello italiano. La religione ha richiami spagnoli. In maltese, alcune parole sono di derivazione italiana, altre arabe, altre inglesi. Molti luoghi hanno due nomenclature, ciascuna in una lingua diversa. E’ questo il richiamo di Malta: la varietà. Noleggia un’auto a Malta per tagliare attraverso il ricco intreccio di culture e avere un assaggio di ogni varietà e sfumatura.
Malta: Guida Culturale
La sua cultura eclettica è un risultato della sua storia. Il suolo è stato calpestato da innumerevoli nazioni: Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini ed Arabi. La Valletta, capitale dell’isola, regala un’ampia offerta culturale. L’UNESCO ha dichiarato la città essere una delle zone con la più alta concentrazione di aree a carattere storico del mondo.

Valletta è accessibile da cinque porte. La quinta – conosciuta come Bieb il-Belt – è forse la più famosa, costruita tra il 2011 ed il 2014 su progetto del famoso architetto Renzo Piano, famoso per lo Shard di Londra. Parte ponte, parte piazza pubblica, getta lo sguardo sulle fortificazioni circondanti la città mentre si passeggia verso il centro.

Mentre ti immergi nel giallo pallido di Valletta, dove le strade sono un collage di ciottoli ed attrazioni legate ad ogni aspetto della vita religiosa, artistica, militare e civile dell’isola, ammira le costruzioni del sedicesimo secolo come il Grand Master’s palace, o il lavoro degli architetti del XVIII secolo nella forma della Chiesa del naufragio di San Paolo.

Sempre della stessa sfumatura, Fort Elmo si erge maestosamente sul mare. Deve il suo nome al patrono dei marinai e fu costruito per difendere i porti della penisola. Oggi ospita il Museo Bellico Nazionale. Sposta lo sguardo verso il basso durante la visita per scoprire un cortile che dà su un’altra dimensione: un mondo di granai sotterranei.

Malta: Guida Culturale

Nel sud dell’isola, visita Mnajdra ed il tempio di Hagar Qim. Si tratta delle più antiche strutture ancora stabili del Mediterraneo, più antiche delle piramidi d’Egitto di più di mille anni. Una visita al sito di Mnajdra rivela le sue camere ovali interconnesse. Si vocifera che Hagar Qim abbia un significato legato alle fasi del sole. Durante il solstizio d’inverno, al sorgere del sole, la luce splende direttamente sull’altare a destra della porta interna.

Gli appassionati di storia potrebbero trovarsi a bocca aperta visitando l’Ipogeo di Hal Saflieni, la necropoli sotterranea di Malta. E’ stato ipotizzato che la struttura risalga al 3600 a.c. e circa 7000 corpi siano stati interrati nelle silenziose camere e passaggi di questa necropoli sotterranea. Prenota la tua visita con anticipo. La quantità di anidride carbonica esalata dai vari gruppi di turisti susseguitisi nel tempo ha seriamente danneggiato il calcare sotterraneo così che, dopo la restaurazione, il numero di visitatori è stato strettamante limitato.

Malta: Guida Culturale

Malta è fortemente cattolica. Se escludiamo il Vaticano, Malta è l’ultimo paese europeo ad aver introdotto il divorzio, nel 2011. La religione qui non è solo cultura ma è anche paesaggio, con chiese disseminate per tutto l’arco dell’arcipelago delle tre isole. La reputazione del cattolicesimo per il design indulgente si riflette nella Co-Cattedrale di San Giovanni il cui interno è quasi totalmente coperto d’oro. Il pavimento è di lastre tombali in marmo e le cupole sono completamente affrescate.

Ta’ Pinu Basilica è un altro esempio di chiesa mozzafiato. Collocata nel rigoglioso paesaggio rurale di Malta, si erge da una valle nei pressi di Gozo e sporge sul mare. La Rotonda di Santa Marija Assunta è un’altra chiesa Romana cattolica ed è anche il terzo più grande esempio di cupola non supportata al mondo. Nel 1942, una bomba perforò la sommità della cupola e cadde sulla congregazione. Quasi come fosse un miracolo, non esplose, nessuno tra i fedeli fu ferito e la chiesa fu elevata a fama leggendaria.

Malta: Guida Culturale

Per una serata di cultura e per ascoltare i musicisti di Malta mentre sfruttano il mite clima notturno dell’isola, ci si può sedere sui gradini, illuminati a lume di candela del Bridge Bar di Valletta. Qui, turisti e gente del luogo si riuniscono al venerdì per ascoltare musicisti Jazz che suonano dal vivo.

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Mont Orgueil Castle

JERSEY: GUIDA CULTURALE

Jersey, la più grande delle principali isole della Manica, ha tanto da offrire in termini di cultura grazie alla sua affascinante fusione tra influenze francesi ed inglesi. Musei, gallerie d’arte ed intrattenimento sono presenti in grande quantità per offrire un weekend carico di attività.

Una volta atterrato, noleggia jersey un auto con easyCar e goditi la libertà di esplorare tutte le attrazioni culturali. Cominciamo dunque il nostro viaggio con una panoramica della storia dell’isola, prima di pianificare l’itinerario ideale.

UN ASSAGGIO DELLA STORIA DI JERSEY

Si crede che i primi esseri umani a calcare il suolo dell’isola lo abbiano fatto 250.000 anni fa, quando alcune tribù nomadiche arrivarono a Jersey in cerca di mammut – difficile immaginarlo oggigiorno, se si osserva la pittoresca campagna e la tranquilla popolazione di mammiferi locali. Tracce dei primi insediamenti sono visibili ancora oggi al La Houge Bie Museum, luogo di esposizione di una tomba a corridoio perfettamente preservata e di reperti archeologici che ritraggono l’immagine di una civiltà locale insediata già intorno al 6000 avanti cristo.

JERSEY: GUIDA CULTURALE

 

Dopo i primi insediamenti, Jersey passò comunque inosservata per secoli, prima di sviluppare forti relazioni con la Francia del regno normanno, tra il decimo ed il tredicesimo secolo. Questo impatto iniziale con la civiltà francese ha avuto una profonda influenza, riconoscibile anche oggi, nella struttura legislativa e nella nomenclatura dei luoghi dell’isola, aspetti che possono essere esplorati più nel dettaglio nell’esaustiva esposizione a carattere storico del Jersey Museum & Art Gallery Merchant’s House.

Facendo un balzo temporale verso periodi relativamente più recenti, si nota come le tradizioni britanniche comincino a soppiantare quelle francesi a seguito della vittoria Inglese durante le guerre napoleoniche. I soldati ivi insediati e la manodopera portarono con loro un cambio linguistico, mentre l’isola si trasformava in un florido centro di cantieristica navale.

Il periodo di transizione successivo lo si ha durante il periodo buio dell’occupazione nazista tra il 1940 ed il 1945. Il largamente celebrato ma forte di contenuti museo “Jersey War Tunnels museum” è un must per chiunque voglia imparare di più su questo periodo traumatico dell’isola, mentre visite guidate ai bunker ed alle fortificazioni  sono disponibili per coloro che vogliano farsi una cultura sul campo.

La Jersey post-conflitto si è fatta un nome come centro della finanza off-shore, divenendo uno dei maggiori paradisi fiscali, perfetto per coloro i quali vogliano depositare denaro in maniera discreta. Si calcola che il denaro depositato raggiunga l’ammontare sbalorditivo di 5 miliardi di dollari per miglio quadrato. Chi volesse acquistare diamanti non sarà certo deluso dalle sfavillanti opzioni offerte da St Helier. Per fortuna, l’isola è apprezzabile anche da coloro che dispongono di un budget limitato.

JERSEY: GUIDA CULTURALE

DAI UN’OCCHIATA ALLE GALLERIE LOCALI

Una volta assorbita la dose necessaria di storia, ci si potrebbe sentire dell’umore giusto per un po’ di arte visiva. Gli abitanti del luogo amano la Victoria Art Gallery con la sua offerta di carattere meno impegnativo a base di peculiari pezzi di arte moderna, che fanno della visita un’esperienza informale ma di intrattenimento. Un’opzione su più larga scala potrebbe essere la Harbour Gallery situata a St Aubin. Come luogo della più vasta collezione di arte locale nelle isole della Manica, si ha sempre la certezza di trovare qualcosa che catturi l’occhio, sia essa un’opera di manifattura, tessili o dipinti ad olio firmati da artisti di reputazione internazionale.

Esposizioni più accessibili possono anche essere osservate al centro artistico di Jersey Berni Gallery, mentre ogni appassionato di Dalì potrà soddisfare la sua voglia di surrealismo insulare alla già menzionata Jersey Museum & Art Gallery.

IMMERGITI NEL PARADISO DELLA BUONA CUCINA

Viziati con una cena di alta classe grazie alla favolosa frutta e verdura locale. I frutti di mare sono, data la geografia del luogo, un punto focale della cucina, con ben quattro ristoranti stellati dalla guida Michelin su un territorio di appena 45 miglia quadrate. Gli amanti del lusso possono godersi la vista sul mare e le deliziose capesante nello splendido ristorante dell’Atlantic Hotel, mentre chi fosse in cerca di un’ambiente più intimo può prenotare una cena romantica al Candlelight  nel centro di St Helier.

La cultura gastronomica dell’isola sta prendendo piede anche al di fuori delle mura del ristorante, con il Jersey Food Festival di maggio, trasformato ormai in un appuntamento fisso degli amanti della cucina. La celebrazione di prodotti unici di esportazione, come la Jersey Royal potato, offrono ai partecipanti del festival la possibilità di entrare a contatto con la campagna del luogo in maniera differente, tramite la ricerca sul cibo locale e l’assaggio di prodotti tipici che non mancheranno di far venire l’acquolina in bocca.

JERSEY: GUIDA CULTURALE

ENTRA A CONTATTO CON IL TEATRO E LA MUSICA DAL VIVO

Hai cenato come un re o una regina ed abbracciato nuove storie e forme d’arte. Ora è tempo di godersi l’eccezionale intrattenimento serale. Divertimento fino a tarda notte e musica dal vivo caratterizzano ogni weekend al Watersplash di St Ouen, con DJ di fama internazionale e serate dedicate all’improvvisazione. Chi si sentisse più rilassato troverà di certo il Roberto’s Jazz Bar a Savoy più di suo gradimento. Si avrà l’impressione di essere finiti sul set di “Quei Bravi Ragazzi”, mentre si gode dell’ottima cucina e un sopraffino intrattenimento musicale.

Aternativamente, si può scegliere di barattare la musica con i monologhi alla Jersey Opera House che ospita produzioni del National Theatre assieme ai musical più popolari e alle band di cover. Eventi di minori dimensioni avvengono anche al Jersey Arts Centre.

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Pirate Towers

IBIZA: GUIDA CULTURALE

La popolazione locale di Ibiza, che conta 130.000 anime, è solo una frazione rispetto ai sei milioni di turisti che ogni anno visitano l’isola. Ma con tutti i posti da visitare sul territorio spagnolo, non stupisce che i numeri siano così alti – Ibiza è ben di più che una serie di discoteche, è anche un’isola vibrante di cultura. Noleggia un’auto con easyCar per scoprire il passato dell’isola senza sforzi e per tuffarti nel suo presente.

Ibiza attrae visitatori da tempo immemore. Centinaia di anni fa, leader mondiali solevano inviare le loro armate qui sull’isola, che fu teatro di invasioni fenicie, greche, romane e cartaginesi. Anche i re norvegesi e catalani rientrano nella lista. I Mori musulmani, in particolare, hanno lasciato il segno, come ben si nota nell’architettura locale.

guida culturale

Per ottenere uno scorcio sulla storia più antica dell’isola, è bene recarsi nel cuore del borgo più vecchio di Ibiza, luogo di un cimitero la cui costruzione risale al 600 a.c. Si tratta della Necropoli di Punis, ed è qui che circa 3000 tombe furono scoperte sul fianco della collina. Uno sguardo all’interno della cava di sepoltura (ipogea) rivela un museo che espone artefatti trovati sul luogo, quali figurine di terracotta ed amuleti.

Le torri piratesche, ancora sparse per l’isola, sono un emblema della ricca storia di Ibiza. All’epoca i pirati erranti costituivano un serio problema e queste torri, costruite in grado di vedersi l’un l’altra, erano in grado di comunicare tra loro nell’eventualità di un attacco.

Qualora una vedetta avesse avvistato una nave pirata, avrebbe acceso un fuoco di segnalazione sulla propria torre. Le fiamme avrebbero attratto l’attenzione della torre vicina, che avrebbe dunque acceso il proprio fuoco e così via. Il segnale si sarebbe propagato da una torre all’altra fino a che tutta l’isola non sarebbe stata avvertita della vicinanza dei pirati.

guida culturale

Nel momento in cui gli abitanti avessero appreso dell’arrivo dei pirati, essi si sarebbero nascosti nelle chiese locali, evitando la distruzione certa. Queste chiese servivano anche come rifugi fortificati, come dimostrano le mura rinforzate di alcune di loro. Il loro compito era di proteggere non solo dai pirati ma anche da attacchi turchi e berberi.

Chi visita l’isola oggi può certamente notare come la funzione difensiva delle chiese locali è insita nel loro stesso design. La chiesa di Sant Antoni è la più antica dell’isola, risalente al XIV secolo e munita di mura fortificate. Sant Antoni non è poi un esempio così inusuale: ogni villaggio o cittadina possedeva una chiesa con mura bianche. Poichè queste chiese furono costruite in un periodo di sperimentazione, il loro design è eclettico e ognuna è differente dall’altra. La più famosa, oggi, è la cattedrale di Ibiza, munita della sua iconica torre dell’orologio.

I pirati non sono l’unico aspetto del passato a caratterizzare la campagna di Ibiza. Anche i mulini costituiscono una vista comune del paesaggio. Un tempo adibiti al dragaggio dell’acqua dal sottosuolo, oggi molto sono caduti in disuso e non sono più mantenuti, ma sono tuttora uno spettacolo accattivante e riposano, sculture geometriche, lungo il paesaggio sabbioso dell’isola.

ibiza: guida culturale

Ibiza non è rinomata per la sua scena artistica ma è inevitabile che questa sia in crescita dopo che l’isola cominciò a trasformarsi in un magnete per personalità creative a partire dagli anni 50. Più recentemente Ibiza ha cominciato ad avvicinarsi al suo lato artistico aprendo, appena l’anno scorso, una serie di nuove gallerie d’arte. La Galeria Blanca, aperta nel Marzo 2015, si concentra soprattutto sull’arte contemporanea, con soggetti astratti, paesaggi ed arte figurativa. Tra gli artisti di casa abbiamo John Swannell, famoso fotografo e un tempo assistente del leggendario David Bailey.

P Art è una galleria, un negozio ed uno spazio creativo. E’ dove artisti, fotografi e fashion designer uniscono le proprie forze per creare ed esporre il proprio lavoro. In questo locale è possibile ammirare lavori sia internazionali che locali. La galleria B12 Gallery è un altro centro creativo ad appena due minuti dalla porta di Ibiza. Il suo sfavillante interno ospita una serie di eventi, da esibizioni a sfilate.

Il Museo di arte contemporanea di Elvissa è una delle gallerie d’arte più affermata. Ha aperto i battenti nel 1969 in una struttura che rende omaggio alla vecchia architettura dell’isola. Il museo è piccolo ma incantevole, ed offre sia una collezione permanente che una serie di esibizioni temporanee.
Metti da parte i tuoi preconcetti su Ibiza. Lascia alle spalle la spiaggia per scoprire la vita dell’isola fatta di arte e storia.

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Tramuntana Mountain Range

GUIDA CULTURALE DI MAIORCA

In quanto isola balearica, Maiorca è spesso vista come una destinazione per tipi da spiaggia che vogliono godersi la vita e per festaioli in genere. Tuttavia, lontano dai resort più sfavillanti e dalle discoteche, troverai ricchi giacimenti di gemme culturali sia antiche che moderne, passando da architetture spettacolari a impressionanti possedimenti rurali ed appuntamenti eccitanti per tutto l’arco dell’anno. Per ottenere il massimo dalla tua esperienza, noleggia un’auto a Maiorca con easyCar.

Questo articolo ti introdurrà la storia dell’isola e punterà le luci su alcune attrazioni culturali da non perdere che potrai aggiungere al tuo itinerario.

LA STORIA DI MAIORCA

Come tante altre isole del Mediterraneo, Maiorca ha vissuto numerose variazioni dal punto di vista politico e religioso nel corso dei secoli, i quali hanno contribuito a modellare la cultura di oggi. Dopo un turbolento periodo di pirateria e commercio assai primitivo, i Romani salirono al potere nel 123 a.c. portando a secoli di dominio imperiale, le cui tracce possono ancora essere scovate tra le rovine dell’antica Pollentia e nel museo di storia municipale di Palma, situato nel ben conservato Castello di Bellver.

Il più importante periodo di dominazione successivo si ha con l’occupazione saracena del 902, ultimata con l’annessione dell’arcipelago balearico dopo 200 anni di attacchi. La gita panoramica al Castello di Alaro, nel cuore della catena montuosa della Tramuntana, offre uno scorcio sul periodo dei Mori e l’influenza che questi hanno avuto sul linguaggio e la mitologia locale, oltre che ad offrire panorami di rara bellezza del rigoglioso paesaggio circostante.

GUIDA CULTURALE DI MAIORCA

La conquista catalana del tredicesimo secolo è generalmente vista come l’inizio della storia moderna di Maiorca, con l’isola che conosce la sua “Epoca d’oro” sotto il dominio di Giacomo II, dal 1276 al 1344. Questo periodo, di relativa pace ed indipendenza, diede spazio per crescere all’economia, cultura ed agricoltura, portando alla costruzione di importanti luogi storici, come la cattedrale di La Seu, il casello di Bellvert ed il palazzo di Almudaina . Ognuno di questi costituisce una tappa immancabile per un tour dell’isola che si rispetti.

Dopo questo breve ma fiorente periodo seguirono secoli di guerra civile, caratterizzati dall’occupazione napoleonica prima e dal regime franchista dopo, fino al 1978, quando la costituzione democratica spagnola diede infine autonomia politica all’isola. Oggi, le miriadi di influenze storiche si uniscono in un affascinante cocktail di antico e moderno che si riflette nelle attrazioni proposte, il tutto immerso in un magnifico paesaggio naturale. Qui di seguito troverete una guida ad alcune delle più importanti gemme culturali dell’isola.

GUIDA CULTURALE DI MAIORCA

VISITA GALLERIE DI LIVELLO MONDIALE ED AMMIRA L’ARCHITETTURA

Palma è, comprensibilmente, la protagonista della scena artistica dell’isola, in quanto città principale, e vanta una moltitudine di incantevoli gallerie ed esibizioni per tutto l’arco dell’anno. Gli esperti di arte moderna non dovrebbero mancare di visitare il rinomato Museo Es Baulard per un’offerta notevole che va dalla fotografia all’arte arte audio-visiva e alla pittura. Se si desiderasse combinare architettura modernista con arte classica, ci si rechi all’esibizione del Caixa Forum di Palma, che ospita una mostra permanente di dipinti all’interno di un ex-Grand Hotel. Coloro i quali vogliano acquisire un senso del passato dell’isola non devono guardare oltre il Museu de Mallorca che offre una visione completa dell’affascinante e complessa storia dell’isola. Palma offre anche la scusa di poter ammirare l’iconica Can Forteza Rey, già scorgibile mentre ci si reca verso l’elegante Placa Major.

Se il tuo viaggio ti portasse più fuori porta, raccomandiamo il Museu Sa Bassa Blanca appena fuori dalla storica cittadina di Alcudia. Qui potrai unire il panorama rupestre alla scultura, immergendoti in un drammatico paesaggio montano con vista sul mare. Altrimenti recati all’Es Revellar Art Resort di Campos, che ospita una impressionante collezione di pezzi privati che non mancheranno di stimolare la tua curiosità.

GUIDA CULTURALE DI MAIORCA

ESPLORA LE TENUTE DI CAMPAGNA

Il sontuoso paesaggio naturale di Maiorca è certamente degno di un’escursione, grazie alla sua abbondanza di tenute da esplorare mentre si è in viaggio. Can Lis, vicino a Porto Petro è il luogo d’origine dell’architetto dell’Opera House di Sydney, Jørn Utzon. Questa villa unica nel suo genere unisce tecniche costruttive tradizionali di Maiorca con stili moderni, creando una struttura aperta che non mancherà di incantare, considerata anche la collocazione a picco sul mare.

Se l’interesse fosse più orientato verso il passato dell’isola, la Tenuta di Raixa, appena fuori Bunyola, è un meraviglioso esempio di villa in stile italiano del XVIII secolo, casa di generazioni di nobiltà Maiorchina.

GUIDA CULTURALE DI MAIORCA

GODITI GLI EVENTI E LA VITA NOTTURNA

Non soprende che un’isola dinamica come Maiorca sia luogo di eventi eccitanti. A partire dal Carnival primaverile, un evento che prepara all’alta stagione, mentre la Nit de Foc a Palma racchiude in sé lo spirito edonistico dell’isola, con fuochi e feste in strada a monopolizzare le vie della città. Più tardi, verso settembre, la più dimessa, sempre a Palma, Nit d’Art vede il centro storico della città trasformarsi in una gigante galleria d’arte, con esibizioni a costellare le strade cittadine.

Un’attrazione a carattere permanente è l’assai apprezzato Jazz Voyeur Club nel cuore della capitale, che offre ogni notte musica dal vivo in un ambiente garbato ed elegante.

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Fuerteventura: guida culturale

Le isole Canarie sono geograficamente più vicine al Nord Africa che all’Europa, e tra tutte nessuna lo è più di Fuerteventura. Seconda Isola delle Canarie per grandezza dopo Tenerife, si trova a soli 100 chilometri dalla costa del Marocco

Molti vedono Fuerteventura semplicemente come una destinazione balneare, dove spendere qualche giorno al sole e nel relax. Tuttavia, l’isola possiede un lungo passato storico ed offre numerose attrazioni culturali assieme, ovviamente, alle già apprezzate bellezze naturali.

Questo articolo offre una panoramica della storia di Fuerteventura e dei più rilevanti luoghi di cultura, di interesse sia artistico che archeologico, con la certezza di rendere il vostro viaggio più vario ed di aggiungere quell’accento in più al paesaggio desertico dell’isola.

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Cenni storici

Ben prima dell’arrivo dei primi coloni, le isole Canarie erano popolate da tribù pagane, di probabile provenienza nordafricana, note ai giorni nostri come Maho, dal nome delle calzature in pelle di capra che solevano indossare

I conquistatori Jean De-Béthencourt e Gadifer de la Salle approdarono per la prima volta sulla vicina Lanzarote nel 1402 e conclusero la conquista di Fuerteventura nel 1405, stabilendo la capitale Betancuria sulle colline sud-occidentali dell’isola. Fuerteventura fu vittima, nei secoli successivi, di ripetute incursioni a carattere piratesco, fenomeno che mosse alla costruzione di castelli atti a respingere il nemico e che costrinse la maggior parte della popolazione a spostarsi nell’entroterra dell’isola, lontano dalle zone costiere non protette e più vulnerabili.

Nel 1708, il controllo dell’isola fu assegnato dalla monarchia spagnola ai capi delle milizie locali, noti col nome di Coroneles (colonnelli), nel tentativo di prevenire razzie da parte di intrusi; questo portò ad oltre un secolo di dominazione a carattere feudale ed alla creazione dei due distretti meridionali di La Olica e Pajarà.

Dopo aver guadagnato l’autonomia dalla Spagna nel 1912 il turismo dell’isola crebbe fino al boom del 1960, mentre la popolazione passò dagli 11,000 abitanti del 1911 agli oltre 103,000 del 2009. Con la crisi finanziaria globale del 2008, il timore diffuso fu che Fuerteventura, con la sua forte dipendenza dall’industria del turismo (13 milioni di turisti nelle isole Canarie nel 2014), avrebbe affrontato tempi duri. Tuttavia, alcuni accolgono questo rallentamento come un fattore positivo, necessario per preservare l’ecologia del luogo ed evitare la commercializzazione smodata che, ritengono, rovinerebbe l’isola.

Il futuro pare radioso per i conservazionisti, con l’UNESCO che, nel 2009, ha riconosciuto la bellezza naturale di Fuerteventura assegnandovi lo status di Riserva della Biosfera, e con il governo che propone l’ambizioso piano di trasformare l’intera costa ovest dell’isola in un parco naturale.

 

Attrazioni culturali

Arroccate nel caratteristico territorio si possono trovare strutture e chiese tra le più antiche dell’intero arcipelago, così come anche piccoli intriganti musei che mostrano al pubblico reliquie, arte e manifattura locale.

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Betancuria

A quaranta minuti scarsi dall’aeroporto troviamo Betancuria. Il pittoresco centro è una ex capitale con un passato tumultuoso. Pur costruita nell’entroterra per evadere le incursioni dal mare, fu comunque saccheggiata dal pirata Jaban nel 1593, con conseguente ricostruzione dell’Iglesia de Santa Maria nel 1691, prima di perdere il suo status di capitale nel 1834 a seguito del crescente commercio sulla costa est.

Oggigiorno, il piccolo paese è meta turistica grazie alla già menzionata chiesa, che è anche casa di artisti locali e di un ristorante, ed ai due musei, uno di arte ed uno di archeologia. Meta raccomandata se si vuole dare un senso storico all’isola.

 

Nuestra Senora de la Regla

All’interno del piccolo villaggio di Pajara, sulla penisola di Jandia, si trova questa chiesa unica nel suo genere, caratterizzata da un atipico ingresso in pietra, che si dice abbia influenze Azteche. L’opera scultorea, tutt’ora ben preservata, è impressionante. A dieci minuti di macchina ad est troviamo l’altrettanto attraente borgo di Tuineje che fu, un tempo, teatro di una battaglia tra gli agricoltori locali e i pirati inglesi. Degno di visita anche il faro del luogo.

Un ottimo modo di visitare la chiesa è includendola nel Grand Tour di Fuerteventura, tour che incorpora, in un singolo itinerario della durata di un giorno, la visita a molti dei più importanti luoghi storici dell’isola.

 

Parco sculture di Puerto del Rosario

Con l’aumentare del flusso turistico verso Fuerteventura, la capitale, e porto principale dell’isola, si è adoperata per innalzare il livello di rilevanza culturale della città, ordinando la commissione di oltre 50 sculture su strada, che ottengono il piacevole effetto di dare carattere al nuovo lungomare, recentemente rinnovato, e costituiscono una rinnovata scoperta mentre si passeggia per la città.

Puerto del Rosario vanta anche un auditorium da 570 posti a sedere per balli e concerti, così come anche un museo per la cultura locale, con esposizioni d’arte e fotografia.

Fiesta Menorca

MINORCA: GUIDA CULTURALE

Le isole Baleari sono spesso associate a turisti inglesi stesi al sole, rossi come aragoste. Cerchiamo tuttavia di guardare oltre lo stereotipo: Minorca è anche un luogo di grande cultura.

L’isola è famosa per la sua vasta collezione di monumenti megalitici in pietra che rivelano un passato preistorico. Poi ci sono le Navetas – camere megalitiche della forma di una barca rovesciata; le misteriose Taulas, la cui funzione è sconosciuta ma il fatto che siano tutte orientate verso sud suggerisce una connotazione di tipo astronomico. Ed infine i Talatiot – un altro mistero irrisolto. Ve ne sono più di 274 sparsi tra Minorca e Maiorca. E’ una buona idea noleggiare un’auto a Minorca per riuscire a girare il più possibile. EasyCar offre tariffe assai competitive.

 

Minorca: guida culturale

Lungo tutta la sua storia, Minorca ed il suo territorio sono sempre stati considerati preziosi dalle forze di invasione. Dopo le guerre puniche – una serie di guerre tra Roma e Cartagine (nel nord Africa), Minorca fu invasa dai pirati, che utilizzavano le isole Baleari come basi per saccheggiare le linee di commercio romane. In ritorsione, Roma invase le isole e nel 121 a.c. Minorca divenne di dominio Romano.

Durante il medioevo, Minorca passò sotto il dominio Vandalo fino a quando l’impero Bizantino non ne riconquistò il controllo. Successivamente passò nelle mani del califfato di Còrdoba, con conseguente migrazione saracena sul luogo, che portò con sè l’architettura che possiamo vedere tutt’oggi.

Più tardi, l’isola si trovò nel centro di una battaglia per il potere a carattere europeo. L’Inghilterra invase e difese disperatamente il controllo del territorio, utilizzato come base navale, dai francesi prima e dagli spagnoli poi. Fu solo dopo il trattato di Amiens del 1802 che l’isola passò definitivamente sotto giurisdizione spagnola.

 

Minorca: guida culturale

Dietro di sè, l’impero Britannico ha lasciato le tende a fascia che adornano le finestre ed una serie di monumenti, i nomi dei quali paiono davvero fuori luogo nel paesaggio spagnolo. Abbiamo il St Philip‘s Castle e Fort Marlborough – una spettacolare fortezza del XVIII secolo scolpita nella roccia. Dai livelli superiori del forte è possibile godere della vista di porto Mau.

Visita la Ciutadella de Menorca, il paese sul lato occidentale dell’isola, che fu di dominio saraceno per svariati secoli. Seppur non più capitale dell’isola, Ciutadella rimane il centro religioso di Minorca, dopo che il vescovo rifiutò di cambiare sede. Qui si può ancora trovare la cattedrale, costruita sulle fondamenta di un’antica moschea ai tempi in cui Alfonso III di Aragona invase l’isola. L’interno è lussuoso e ricoperto in marmo.

 

Minorca: guida culturale

Contrariamente al resto delle isole Baleari, Minorca rimase fedele al governo repubblicano spagnolo durante la guerra civile. Una volta al potere, il dittatore franco punì l’sola per la sua insubordinazione. Permise il turismo alla vicina Maiorca ma non a Minorca. La decisione è evidente ancora ai giorni nostri, con Minorca che non è soffocata dal turismo come le isole vicine.

Questo si traduce in facile accessibilità alla cultura locale senza cadere in trappole turistiche – fatto più frequente su altre isole spagnole. Durante l’estate, l’isola si accende di fiestas. Ogni anno Minorca ospita la propria celebrazione tipica ed uno stallone nero viene portato in parata attraverso il borgo mentre musicisti suonano per la folla. I cavalli giocano sempre un ruolo centrale nelle celebrazioni, sia per giostre che per corse.

 

Minorca: guida culturale

La più famosa fiesta è quella in onore di San Joan, che ha luogo il 23 ed il 24 giugno a Ciutadella, ma non mancano festività minori durante l’arco dell’intera estate fino all’otto settembre.

Anche la musica è protagonista della vita insulare. Il Minorca International Jazz Festival, conosciuto a livello internazionale, si tiene durante i mesi primaverili con musica sia all’aperto che nei locali. La Settimana dell’opera si tiene due volte all’anno nel Teatro principale di Mau.

I musei più popolari sono il Military Museum ed il Municipal Museum of Ciutadella des Bastio de sa Font, colmi di reperti archeologici. Vagando per le strade, è possibile leggere la storia di Ciutadella nella sua architettura; dalle influenze più moderne del periodo islamico fino alle epoche più remote.

Il Museu de Menorca è un ex monastero francescano del XV secolo e contiene le testimonianze storiche più antiche dell’isola, dal periodo romano passando a quello bizantino fino ai Mori di Minorca. Sono esposti anche quadri di arte contemporanea.
Se ciò non bastasse a saziare il proprio desiderio di arte, vi sono diverse gallerie per soddisfare qualunque gusto. A Mau, visita opere di artisti locali all’Ateneo Scientifico, Artistico e Letterario, aperto già nel 1905. A Cuitadella, la galleria Art I Joca mostra soprattutto artisti spagnoli ed autoctoni, mentre se si desidera arte più contemporanea è bene dirigersi verso l’Arantza y Cia ad Alaior.

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